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2020 - I ANGEŘI D’A PAUTA - Gli Angeli del fango - geom. Gaetano Antonio Scullino

Strena de Deinà 2020

 

I ANGEŘI D’A PAUTA  -  Gli Angeli del fango

 

L’esondazione del Fiume Roia, nella tremenda notte del recente 2 ottobre, ha fatto sì che imparassimo a valutare, da vicino, una attività di volontariato che avevamo potuto apprezzare per Firenze, nel novembre del 1966 e per Genova, il 7 ottobre 1970, ma non avevamo ancora vissuta.

Viene conosciuta col nome di “Angeli del fango” e vede in azione spontanea encomiabili persone, in prevalenza giovani abitanti della città colpita da una grave alluvione, ma anche provenienti da altre luoghi, magari lontani, che giungono spontaneamente per aiutare la popolazione e facilitare il recupero delle aree.

Coordinati dalla Protezione Civile, che aveva iniziato ad operare già nei momenti di massima allerta, rappresentano un bell’esempio di mobilitazione spontanea giovanile, in una società che, di massima, considera la gioventù quanto meno svagata.

Nel centro città, che è sorto sui terreni alluvionali, attorno alla Foce della Roia, già prima della mezzanotte, constatando la gravità dell’esondazione da parte della nostra scciümàira, molti di loro, indaffarati nella “movida”, si sono immediatamente affiancati all’insufficiente gruppo del soccorso istituzionale, per cercare di mettere in salvo merce e arredi nei negozi o nelle cantine di quanti imploravano soccorso. Poi, nella prima mattinata del 3 ottobre, subitamente aggiornati dal passaparola dei loro compagni già al lavoro, centinaia di volonterosi Angeli del fango sono comparsi, alcuni già attrezzati di pala o dei più strani attrezzi adatti a lottare contro la devastante poltiglia fangosa, magari a mani nude.

A sostenere la Protezione Civile, pur rinforzata da personale giunto dai nuclei di tutta la Liguria, all’alba dei giorni successivi numerosissimi Angeli, persino giovanissimi accompagnati, si sono presentati al coordinamento, posto davanti al Municipio. Molti giungevano anche dalle città vicine e dalle vallate, al di qua e al di là della frontiera, tanto che volonterosi ristoratori locali hanno sentito l’occorrenza di adoperarsi spontaneamente per fornire loro ristoro ed energie.

L’intenso operare si è protratto oltre la settimana, prima che cominciassero a mettersi in funzione massicciamente i mezzi delle ditte attrezzate alla bisogna. Nondimeno, qualcuno di loro, ovviamente libero da impegni di lavoro, ha continuato a ripulire le strade pubbliche invase dal fango, ancora per giorni.

Dopo aver avuto il laboratorio devastato dall’esondazione, la ceramista Clara Perotti non ha potuto far altro che domandare di poter cambiare, per quest’anno, l’antico mestiere raffigurato sulla giaretta con una celebrazione per gli Angeli del fango, tanto indispensabili. Se riuscirà a rimettere in moto quello che resta delle sue attrezzature, la giaretta sarà loro dedicata. Crediamo che il Sindaco terrà volentieri la memoria di queste persone, anche se collegate ad un evento infausto per la nostra città.