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2012 A PRUXÉNIA - La sensale di matrimonio - Comm. Straord. Luciana Lucianò

A PRUXÉNIA   -   La sensale di matrimonio                   2012

Come si è verificato lungo il dipanarsi di tutto l’Ottocento, ancora fino all’ultimo dopoguerra, anche nella Zona Intemelia il “sensale di matrimonio” ha trovato modo di rendere attivi i suoi servigi, il più delle volte concessi a titolo d’amicizia.

Per portare a buon fine i fidanzamenti combinati, che in quei tempi costituivano la maggior parte dei casi, non è stata mai sufficiente la buona volontà messa in campo dai parroci, anche se assistiti dalle molte comunità religiose, presenti sul territorio.

Nel matrimonio contadino, come in quello borghese d’allora, non è mai bastato l’amorevole consenso dei diretti interessati per definire il contratto, il più delle volte serviva una realistica manovra sulla valutazione dotale, oppure l’attenta ricerca di un “buon partito”. Per questo, sovente c’è stato bisogno di quell’intermediario compiacente che favorisse gli incontri, arrivando perfino a mediare nelle laboriose trattative, al fine di regolare fin nei minimi particolari il contratto in corso.

Specialmente nelle nostre Vallate, quel tipo di servigi era tradizionale bagaglio d’una signora della media borghesia, dotata di notevole desiderio di conoscere, ma anche dei valori per un equilibrato esercizio dell’esistenza generale, doti che fossero condivise con molti conoscenti, di preferenza maschi e collaborativi. Con un appellativo derivato dal Medioevo, quella “sensale” era conosciuta come “pruxénia”, anche se quel titolo, in ogni caso, non è mai riuscito a eclissare i singoli nomi propri, più pratici nell’interloquire.

Nella comunità, la famiglia che non fosse ancora riuscita a sistemare una fanciulla, già un tantino avanti negli anni, magari con caratteristiche poco affini alla definizione di bellezza, poteva prestare attenzione alla proposta abilmente avanzata dalla pruxénia, che per quel caso aveva già in mente il “giovanotto” adatto. Poteva essere uno scapolo, molto timido, o un vedovo, non del tutto maturo; entrambi non propriamente “belli”. Qualche volta il soggetto poteva risultare perfino caricato d’un leggero inconveniente, che non arrivasse però ad influire sulle trattative generali.

In qualche caso, i due giovani potevano già essere d’accordo, ma gli servivano quei servigi per veder di convincere le famiglie; oppure, si trattava di un ragazzo che si prefiggeva di tentare la scalata sociale ed economica, quando non fosse stata ispirazione logistica della stessa mediatrice.

Portato a definizione il contratto, la nostra sensale si ritirava di buon grado, ponendo come unico presupposto la certezza che nessuno osasse, in seguito, renderla responsabile dell’eventuale esito negativo, nella vita coniugale dei due prescelti. Oltre alla gratitudine, la famiglia che l’aveva ingaggiata, talvolta le riconosceva un semplice donativo.

In un passato più profondo, in ogni dove, la figura del procacciatore di matrimoni, ha avuto una funzione economica e selezionatrice in senso classista. Si trattava infatti di un organizzatore della discriminazione sociale, che perlopiù promuoveva incontri e matrimoni d’interesse in senso orizzontale, in una Società preoccupata di non infrangere le secolari leggi della proprietà e del costume.

Le usanze di quegli anni prevedevano l’essenzialità del matrimonio, per essere accettati nel contesto sociale; ma il vivere era impegnativo e le comunicazioni assai scarse. Di massima, gli unici momenti che permettevano a ragazzi e ragazze di conoscersi erano le feste, gli eventi paesani, o le sagre; era dunque essenziale che qualcuno vi provvedesse con qualche artificio.

Nelle nostre Vallate, a cominciare dal primo dopoguerra, le ragazze andavano, sempre più spesso, a lavorare in città; nella speranza di sposare un cittadino e migliorare la propria condizione sociale. Fu allora che i sensali maturarono la promozione di matrimoni tra uomini del posto e vedove o orfane di regioni lontane.

In tempi odierni, l’operato di questo “sensale” è richiesto assai raramente; tanto che tra le famiglie non passa l’informazione della sua specializzazione, condizione essenziale per attivare i servigi di una qualifica, assai più difficile da maturare e poi svolgere, nell’attuale contesto. Anche se paiono risolvere i medesimi problemi, le attuali Agenzie Matrimoniali, pur ufficializzate, non riescono minimamente a svolgere i compiti prefissi, con le stesse prerogative d’umanità e di costume.

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