TRUCCO
II gruppo
abitativo posto sulla sponda del Bevera, era, inizialmente,
un agglomerato di poche famiglie di origine dolciacquina.
Il Vescovo
Spinola, con un decreto, lo unisce alla Rettoria di Bevera e al Rettore
pro
tempore in vista delle non lievi difficoltà
assegna un contributo finanziario annuo. Così,
per circa due secoli, un accordo regola i rapporti tra il Vescovo ed i
capifamiglia, per quel che riguarda le decime e la tassazione sui
funerali. (1)
L'assistenza religiosa non è mai stata molto regolare, spesso a causa della rigidità del clima invernali e degli frequenti straripamenti del fiume Roya.
Nell'anno 1675, con il permesso del Vescovo, gli abitanti di Trucco costruiscono la loro Cappella che dedicano ai Santi Apostoli Pietro e Paolo. Una pietra marmorea, posta dietro l'altare ancora oggi ne ricorda l'evento.
Il Vescovo stacca l'agglomerato dalla Rettoria di Bevera per riunirla, dopo circa quattrocento anni, alla Chiesa Cattedrale. Sarà dovere del Preposto pensare ad ogni assistenza spirituale eleggendo un Canonico o un Prete semplice.
Nell'anno 1648, grazie alla famiglia Pallanca, sorge un'altra Cappella dedicata a Sant’ Antonio Abate; quest'edificio è normalmente indicato, nei documenti, come "Chiesa dei Pallanca" e su di essa questa famiglia esercita il diritto di patronato.
In data
incerta, ma presumibilmente coeva a quella dei Pallanca, sorge un'altra Cappella
detta "della Neve" alle case Murinai.
Un atto
conservato negli archivi di Bevera testimonia che un certo Pallanca lasciava un
certo numero di Messe da "celebrarsi alla
Chiesa
Murina". Il diritto di patronato da parte della famiglia Pallanca continua fino
al 1906 anche se fra gli stessi
eredi
sorgono delle divergenze di opinione.(2)
Il Rettore
Borelli in una relazione in merito alla Cappella riferisce che "l'Abbate
Pallanca, del ramo dei Pesciola, ex cappellano di cavalleria, residente in
Trucco, propose di stendere l'uso di proprietà a tutti i Pallanca delle Case
Murinai". La vita attorno al piccolo agglomerato migliora quasi quotidianamente
ed al nucleo originario si uniscono altre famiglie: sono anch'esse di origine
dolciacquina e costituiscono il gruppo dei Verrandi. Nella zona in cui risiedono
"sorge una cappella cui assiste il rettore dei Trucchi. E poiché le difficoltà
sono pari a quelle delle Morghe del Bevera, non mancano nel 1817 di richiedere
al Vicario Capitolare Antonio Trucchi, la facoltà di "costruire un cimitero
presso le loro rispettive chiese campestri". La lontananza dalla Cattedrale e
l'impossibilità di assicurare una continua assistenza grava sulle anime dei due
gruppi; più volte dalle popolazioni viene fatta richiesta di smembrare la
propria Chiesa dalla Chiesa Matrice e di avere un Sacerdote. L'11 Ottobre 1962,
il Vescovo Rousset, dopo aver ascoltato il parere del Parroco e delle autorità
civili decreta in unica Parrocchia di diritto Trucco e Verrandi. Si decide che
il Parroco risieda a Trucco e gli viene assegnata una rendita composta di tanti
titoli del debito pubblico di lire 55.000.
La
Parrocchia conserva il titolo di "San Pietro e Paolo" ed è compresa nei seguenti
confini: "Seguendo il Rio che fiancheggia il cimitero, raggiunge la vecchia
mulattiera : Porra, Trinità, Verrandi, e la segue al centro sino a raggiungere
il confine comunale con Camporosso; quindi segue il confine comunale tra
Ventimiglia e Camporosso, Dolceacqua, Airole fino a raggiungere il Roia tra le
Bocche e Ponte Colombo e si inserisce al centro del fiume Roia proseguendo verso
mare fino al cimitero predetto".(3)
Don Nino
Allaria Olivieri
Riferimenti:
(1)
– Decreto
Vescovo Spinola (Archivio Vescovile Ventimiglia)
(2)
– Atto e
relazione del Rettore (Archivio Vescovile Ventimiglia)
(3)
– Decreto
Rousset (Archivio Vescovile Ventimiglia)