Luigino Maccario
Storia di ventimiglia
OR TORNA MAGGIO
Era antica usanza rurale che, la notte della vigilia del primo giorno di maggio, molti giovani, ragazzi e ragazze insieme, uscissero in campagna, o nel bosco, per andare alla ricerca del mazu, l’albero da tagliare e portare in paese; lo si innalzerà e gli si ballerà attorno durante tutta la giornata successiva.1
Anche i giovani intemelii, al raggiungere della maggiore età, seguivano la tradizione. Nei paesi montani dell’entroterra andavano alla ricerca di un alto larice che veniva sfrondato per esser meglio trasportato ed innalzato nella piazza. Una volta innalzato, il più ardito tra quei giovani vi si arrampicava per tentare di fissarvi sulla punta, con legacci, una cima di larice verzeggiante. Il giovane che fosse riuscito nell’intento, magari aiutato da una squadra a lui votata, sarebbe stato riconosciuto “capo” della congrega dei giovani maggiorenni in quell’anno.2
Si racconta che l’albero sia stato spesso adornato da fiori e nastri di vari colori. È stato anche caricato nella cima con arance, a carattere propiziatorio della fecondazione, o con i frutti della questua dei maggiolanti. Col tempo l’albero fronzuto s’è degradato a nudo palo, quello cui si legano i nastri della danza nella figura del cerchio d’amore, o serve come albero della cuccagna, riprendendo il motivo rituale della competizione, tra coloro che si cimentano per raggiungerne la cima.Nei paesi vicini alla costa, invece, era d’uso un albero d’alloro, che veniva innalzato, oppure soltanto una robusta tràpa (tralcio, frasca), che veniva sospesa con corde nel mezzo della piazza. In alcuni villaggi non si disdegnavano i rami dei pini e delle querce.Il rito era sempre chiamato ciantà mazu e costituiva l’unica sortita notturna giovanile, ancorché promiscua, concessa dalla comunità, con tutte le conseguenze di costume che possiamo immaginare talvolta particolarmente vivaci.3La concessione di “piantare il maggio” - da parte delle associazioni che avevano la prerogativa di organizzare la festa - era un uso che si tramandava ininterrottamente in tutte le comunità della zona intemelia.4Il semplice fatto di scegliere e asportare il maggio dal bosco al paese rinserrava spesso un motivo agonistico, in quanto esso costituiva un atto di coraggio e di audacia compiuto per imporsi all’ammirazione delle ragazze, e offriva ai maggianti l’occasione di superare, nella scelta e nella bellezza dell’albero, la schiera dei giovani che lo avevano piantato l’anno precedente.5DOCUMENTI E MEMORIENOTE:
1) I riti arborei, che si svolgevano anche e soprattutto il 1° maggio, sono antichissimi. Nei paesi celtici coincidevano con una solennità detta Beltaine, con il significato di “Fuoco di Bel” durante la quale si usava appendere una corona primaverile ad un tronco sfrondato. Si celebrava l’inizio del semestre del sole trionfante con tornei dove il vincitore, simbolo del dio che vinceva gli inferi, otteneva il diritto di sposare la damigella per la quale s’era battuto. Il primo maggio segnava l’inizio del trionfo della luce sulle tenebre e continuò ad essere celebrato anche dopo la cristianizzazione, tanto è vero che dalle feste celtiche è derivato il Calendimaggio medievale. Centro ideale e materiale della festa di calendimaggio è il maggio o maio, cioè l’albero o ramo d’albero nel quale la mentalità delle popolazioni primitive e rustiche vedeva l’essenza e il simbolo del potere germinativo e produttivo.
2) Nelle consuetudini baiocche era ben determinata la facoltà del poter trarre le due piante per “ra Barca”, dagli estesi boschi comunali, da parte della gioventù amalgamata nella Confraternita, di anno in anno; ogni volta con un larice più alto e pesante.
3) Girolamo Rossi - Glossario Medievale Ligure - Torino 1909 - Forni editore - Bologna 1971 - pag. 63 - : Maggio piantare (festa popolare del 1°maggio). Era troppo estesa nella Liguria una tale festa, perché si possa omettere, benché già da altri registrata questa frase, restringendosi per altro a dare la descrizione inserita a pagina 46 delle Constitutiones et decreta in diocesana synodo savonensi del vescovo Costa, (Taurini, typ. Pizzamiglio, 1623. “Gentilitiam superstitionem saperevidetur abusus in aliquibus oppidis huius dioecesis quod nocte, diem primam maij proxime precedente, mares ac femine et virgines item passim per vineas ac nemora vagentur et arbores arborumque ramos grandiores precidant, ut sequenti die ante foras erctas figant, id quod italico vocabulo dicunt: piantar maggio, in qua plura sunt animadversione digna, nempte peccandi pericula, damnum dominis prediorum et scandalum inde nascens ........ propterea curati abusus huiusrnodi evellere contendant.”.
4) Trarre alberi e rami dai boschi comunali o privati o di enti religiosi era considerato un diritto consuetudinario e gli incidenti e gli abusi, che pure avvenivano, non fanno che confermare la comune persuasione che il piantar maggio si doveva fare.
5) Quando il Regno d’Italia istituì la leva obbligatoria, furono i coscritti a rilevare il compito che, nel corso di secoli, era appartenuto alla congrega dell’Abate del Popolo. In ogni distretto, gli appartenenti al medesimo anno di nascita erano convocati, in maggio, per “tirà u nümeru”, trarre a sorte un bussolotto che avrebbe concesso ad uno soltanto di loro di evitare il servizio. Il prescelto dalla fortuna era paragonabile al giovane medievale che si guadagnava l’onore d’essere riuscito a compiere la salita rituale sull’albero.
6) La registrazione di quel documento canoro, prodotto da Candida Maccario Biamonti, Giuseppina Maccario e Maria Molinari Martini, che è accompagnato ad una delle canzoncine di contorno e ad altri documenti di canto popolare, è conservata in una bobina di nastro magnetico, della mia collezione, rilevabile con un magnetofono Revox. In seguito, il testo e la partitura sono stati pubblicati in: Cumpagnia Cantante - CANZONI INTEMELIE - Cumpagnia d’i Ventemigliusi - Ventimiglia 1999.
7) Il maggio è piantato, giratela, giratela. / Il maggio è piantato, giratela e girato. / Chi lo avrà piantato, giratela, giratela. / Chi lo avrà piantato è il figlio del fabbro ferraio. / Fateci il tuffo la là.
8) Derivando da riti primaverili, la processione con l’albero adorno di papete, nella bassa Val Nervia, trovava svolgimento in maggio, come nella maggior parte delle diocesi ambrosiane; l’aver dedicato l’alloro a San Sebastiano ha trasferito la ritualità nel giorno venti di gennaio, festa del santo. - Girolamo Rossi - Glossario Medievale Ligure - citato - pag. 70 - : Nebula ed anche Nebia (cialda). Questo vocabolo, definito dal Ducange per panis levior in ferro cactus, domanda una particolare illustrazione, che valga a risvegliare il ricordo di un’usanza religiosa omai sparita. Leggo a pag. 198 dell’ora citata opera del Vigna sulla Collegiata di S. Maria di Castello: Item pro nebulis pro festivitatibus predictis solidos XII e segue tosto item pro hostiis et vino, il che toglie ogni dubbio possa sorgere sull’identità di nebula con hostia. A che servivano adunque tali nebule ? Si apra l’Ordinarium ecclesie parmensis del 1417, pubblicato da Luigi Barbieri pel Fiaccadori nel 1866, e si troverà, come in Parma la vigilia di Pentecoste, ai primi vespri si tirava in alto sino a mezzo della cupola del duomo, un albero tutto vestito e fiorito di nevole, che doveva restare in sospeso per tutta l’ottava, e che la mattina poi della festa, a un dato punto della messa pontificata, da detto albero si faceva spiccare il volo ad una colomba verso il popolo; con colombe volanti, con pioggie di rose, di gigli e con nevole si soleva rappresentare il mistero del divino Paracleto e de’ suoi carismi. Di questa antica usanza, propria della chiesa milanese e delle diocesi, che da quella metropolitana rilevavano, ho detto nella memoria da me pubblicata Sul rito ambrosiano in Liguria, ed ho soggiunto, che tali cialde di diversi colori venivano appellate pampare, come non ho mancato di notare, che in un remoto angolo della diocesi ventimigliese, cioè nei comuni di Camporosso e di Dolceacqua, sia sempre in vigore la costumanza di scegliere per la festa del patrono S. Sebastiano, un albero di alloro e di appendervi larghe cialde di diversi colori, dette papette e di tener collocato detto albero nel Sancta Sanctorum per ben otto giorni, chiudendosi l’ottavario colla distribuzione ai fedeli di questi rotondi e variopinti fogli di pane azimo, che, benedetti, sono tenuti come reliquie nelle famiglie. ......
9) L’istituzione della ricorrenza è successiva al 1620, con la consacrazione in Bordighera della chiesa abbaziale di Santa Maria Maddalena, ma affonda le radici nel culto per il santo eremita tramandato dal V° secolo. Il santo bordigotto è officiato in due occasioni, il 14 maggio, giorno infausto del 1258, quando le sue spoglie vennero sottratte da San Remo verso Santo Stefano, in Genova, ma anche il 5 ottobre dies natalis del Santo; due date associabili all’inizio ed alla conclusione delle attività agropastorali e marinaresche lungo tutto il Medioevo. (N. Marinangeli - N. Lamboglia - AM. Ceriolo Verrando: S. Ampelio - Grafiche Amadeo - Imperia 1998)
10) Consulta Ligure / Cumpagnia d’i Ventemigliusi - Commemorazione di Sir Thomas Hanbury nel 150° anniversario della nascita 1832-1982, Alzani - Pinerolo 1982. pag 19 / intervento di Renzo Villa: Egli non desiderava che il piccolo villaggio della Mortola, ormai assurto ai fasti della fama internazionale, avesse a perdere lasua identità, il suo genuino folclore locale. Prova di questo suo interesse sono le danze popolari nel campo da tennis, il Ballo di San Luigi, le feste dei Maggi e la Festa della Vendemmia riportata in auge raccogliendo ciò che ancora sopravviveva degli antichi riti vendemmiali.
11) Danilo Gnech - Luigino Maccario - AGOSTO MEDIEVALE A VENTIMIGLIA 1976 - 1996 - D.L.F./CARIGE Ventimiglia 1998.
12) Nella festa rituale baiocca, il termine Barca sta’ certamente ad segnalare la presenza della nave che porta lontano il marinaio pisano, punto di forza della lunga canzone impiegata dal popolo nel girare attorno al larice sfrondato innalzato nella piazza d’u Cian; ma quando il lemma viene usato nella locuzione “girà a Barca”, scopo della tradizione, può assumere il significato di: palo di sostegno del pagliaio, che nei dialetti liguri ponentini viene espresso, appunto, con: barca. Il contenuto di fieno raccolto attorno ad una semplice ”scarassa” tronco di castagno lungo due metri, è detto: “barcà“ ed era accreditato ad unità di misura per paglia e fieno. In considerazione dei venti tesi ed improvvisi, usuali nel Ponente Ligure, i pagliai temporanei, innalzati nelle fasce, non superavano mai i due metri. Per il testo della canzone: RIVISTA INGAUNA e INTEMELIA - ANNO XVI - N. 1-2 gennaio - giugno 1961 ISTITUTO INTERNAZIONALE DI STUDI LIGURI - Bordighera - pag. 27.
13) Il poema costituisce un esempio maggio recitativo e contiene elementi di pubblica purificazione con la giovane innamorata nelle vesti del capro espiatorio.
14) Si intrecciavano croci votive con giunchi, foglie di canna o sfilacci tratti dalle foglie di palma in tempi molto antichi. Con la forma di croce, le popolazioni celtiche riproducevano i quattro punti cardinali, quindi quelle croci votive avevano la mansione di proteggere dalle avversità provenienti da ogni lato, nonché di richiamare gli spiriti buoni da ogni parte giungessero.
15) Dal 1948, richiamandosi ad una tradizione nata negli Anni Trenta, una serie di icone della Vergine Maria percorsero capillarmente molte diocesi italiane, visitando le parrocchie di ogni città, così come quelle di ogni piccolo paese. Col titolo di “Madonna Pellegrina”, nei mesi di maggio e giugno del 1949, ha suscitato un’intensa partecipazione popolare in questa nostra Zona Intemelia. In quel periodo di “guerra fredda” tra i blocchi internazionali, la bianca statua che percorse la nostra diocesi terminò il suo pellegrinare in una chiesuola, d’architettura seicentesca, un tempo dedicata a San Bernardo, posta sul crinale di Capo Nero, in luogo ameno a poca distanza da Coldirodi.
16) L’area più conservata e densamente incisa è subito a destra del Municipio: è grande circa 20 mq e di forma triangolare; ospita numerosissime coppelle, la maggior parte delle quali collegate da canaletti, si notano inoltre alcune vaschette quadrangolari, In base allo stato di conservazione sembrerebbe che queste ultime con cappelle quadre ed alcune coppelle di piccolo diametro ma profonde, siano di fattura posteriore al grande complesso che le accompagna. Non si notano croci cristiane, ne lettere o numeri; si riconosce invece un breve scaliforme del tipo scolpito tridimensionalmente.
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