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Luigino Maccario
Storia di ventimiglia
Note sulla nöte di Natale
NOTE:
1. Rimando a E. AZARETTI, L’evoluzione dei dialetti liguri, esaminata, attraverso la grammatica storica del ventimigliese, Sanremo 1977, § 81/151/318.
2. Nella settimana precedente il Natale, mio padre provvedeva a raccogliere abbondanti frasche di alloro con le quali addobbava, per le feste, la nostra macelleria, appoggiandole ai sostegni che reggevano i ganci, tutt’attorno alle pareti. Con mia somma meraviglia, la baronessa Maria Galleani mi ha raccontato come, lo stesso uso di sostegno per le frasche d’alloro, in periodo natalizio, era sostenuto dalle ferramenta atte a sorreggere gli arazzi, nei salotti delle case signorili liguri.
3. Consulta Ligure/C.d.V. - Commemorazione di Sir Thomas Hanbury nel 150° anniversario della nascita 1832/1982. Relazione di Renzo Villa - Alzani Pinerolo.
4. L’antichissima tradizione delle sigillaria d’epoca romana, tra le famiglie, prevedeva lo scambio delle statuette in argilla con l’intenzione di sostituire incruentamente le vittime sacrificali. In Albissola, operavano note figuline, artigiane della ceramica che creavano le statuette per il presepe, sulla scia delle sigillaria, esportandole in tutta la Riviera di Ponente, dov’erano molto apprezzate.
5. Assieme alla Mariéta, gli ambulanti portavano, infilati nelle lunghe canne di sostegno, attraverso il buco centrale connesso alla figura, altre realizzazioni, dette: u Fantin e u Galétu. L’informatrice di questa tradizione è Olga Anfosso, classe 1940.
6. Aidano Schmuckher, nei suoi scritti inerenti la cucina ligure, è stato un caparbio sostenitore della teoria occulta attorno ai segni ed all’alloro sul pandolce. Il significato più ricorrente tramandato dalla popolarità diffusa del dolce è legato, ovviamente, alla Trinità; ma rovistando in epoche precristiane sembra invece collegato a riti di fertilità, sopravvissuti nella devozione verso la Maddalena, in veste della Grande Madre. Dalla Catalogna alla Lunigiana, la Maddalena conserva un culto assai popolare e poco ortodosso, che si svela nella Madalena d’i Boschi, in Taggia e si conferma in Val Nervia, dove il mese di luglio si chiama semplicemente a, Madařena. In Provenza, sopravvive un’usanza molto significativa. All’interno della grotta della montagna della Sainte Baume, dove Maria Maddalena sarebbe vissuta fino alla morte, si usano appendere le madeleneto, anelli o fiale che contengono amuleti oppure gli iòu, reliquiari in forma di uova o di mammella di donna simboli di fertilità. Di nascosto, le ragazze da marito costruivano, i casteleti, costituiti da tre ciottoli piatti disposti a triangolo, al centro dei quali veniva infissa una pietra oblunga. Il pandolce ha forma di mammella umana ed i segni sul culmine sono assai simili ai tre sassi, mentre il ramoscello sostituisce degnamente la pietra oblunga (A. CATTABIANI, Lunario, Milano 1994, p. 246).
7. Sulla pratica attorno alla confezione ed all’uso degli scunfÖghi mi ha informato, negli anni Cinquanta, Lisciandrina Sasso, camporossina e parente, classe 1887. In Val Verbone è ancora viva la memoria attorno agli scunföghi.
8. Cansun ventemigliuse, (ed. Cumpagnia d’i Vememigliusi), Ventimiglia 1971.
9. G. ROSSI, Glossario medioevale ligure, Torino 1909, Appendice p. 24.
10. R. TARAGLIO, Il vischio e la Quercia, spiritualità celtica nell’Europa druidica, Grignasco 1977.
Estratto da Intemelion n.7/8 (2001-2002) Quaderno di studi dell'accademia di cultura intemelia.
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